Con la morte di don Paolino Fancello se ne va una delle figure che hanno segnato la storia della comunicazione ecclesiale in Sardegna. Sacerdote della diocesi di Alghero-Bosa, è stato per molti anni un punto di riferimento soprattutto nel mondo radiofonico, fondatore e a lungo direttore di Radio Planargia, una delle esperienze più significative di radio locale nate dentro il tessuto ecclesiale del territorio.
Penso che per don Paolino la comunicazione non fosse semplicemente uno strumento tecnico, ma una dimensione autentica del ministero pastorale. La radio diventava un modo concreto per raggiungere le persone, entrare nelle case, creare legami tra comunità spesso distanti e offrire una presenza ecclesiale dentro la vita quotidiana delle persone.
Ripensando alla sua figura mi accorgo che la sua esperienza non è stata isolata. Al contrario, si inserisce dentro una storia più ampia che ha attraversato negli ultimi decenni il presbiterio sardo: quella di tanti sacerdoti che hanno percepito la comunicazione come parte integrante della missione pastorale.
Tra questi penso anzitutto a don Daniele Agus, sacerdote della diocesi di Iglesias, che con passione e grande intraprendenza ha promosso nel tempo diverse iniziative in ambito radiofonico e televisivo, portando anche in una realtà periferica come l’isola di San Pietro strumenti e linguaggi capaci di raccontare la vita della comunità e della Chiesa.
Così come non si può dimenticare don Pietro Vinante, che nel cuore dell’Ogliastra diede vita a un’esperienza radiofonica capace di diventare punto di riferimento per il territorio. Anche attraverso la radio il suo ministero seppe creare vicinanza tra le comunità e offrire una presenza ecclesiale dentro la vita sociale di quella parte dell’isola.
Penso poi a don Tonio Tagliaferri, per lunghi anni direttore del settimanale Nuovo Orientamenti della diocesi di Cagliari, che ha accompagnato con grande competenza e passione la vita ecclesiale attraverso il lavoro giornalistico.
Accanto a lui don Gianni Sini, impegnato in diverse esperienze comunicative e oggi accanto alla realtà di Tele Regione Live.
Viene spontaneo ricordare anche Radio Barbagia, nata nel 1976 su impulso del vescovo Melis e mons. Menne, che ne fu il primo direttore. Su quella intuizione si innestarono poi molte altre esperienze analoghe nell’isola. Dal 1981 don Francesco Mariani ha accompagnato e seguito da vicino questa realtà, contribuendo alla sua presenza nel territorio del nuorese.
E naturalmente don Antonio Serra, fondatore di Radio Kalaritana, anche questa una delle esperienze radiofoniche ecclesiali più solide e durature della Sardegna.
Accanto a questi nomi, molti altri sacerdoti – in passato e ancora oggi – hanno dedicato tempo, energie e passione alla comunicazione ecclesiale locale. Radio, giornali diocesani, televisioni locali, siti web e social media sono diventati nel tempo luoghi nei quali il Vangelo ha continuato a trovare voce dentro le dinamiche della società contemporanea.
Oggi il contesto è certamente cambiato. Gli strumenti della comunicazione sono diventati più accessibili e immediati, ma proprio per questo emerge ancora di più quanto siano preziose le figure di sacerdoti che si dedicano alla comunicazione con competenza, metodo e senso ecclesiale. Non si tratta soltanto di utilizzare i social o di presidiare gli spazi digitali, ma di vivere la comunicazione come un vero servizio pastorale e culturale. Anche per questo non è sempre facile trovare giovani sacerdoti disposti a investire tempo e formazione in questo ambito così delicato e necessario.
Ripensando a queste storie mi accorgo che esiste quasi una sorta di famiglia sacerdotale di comunicatori dentro il presbiterio sardo. Una famiglia fatta di sacerdoti-giornalisti, sacerdoti-conduttori radiofonici, sacerdoti-editori, accomunati dalla convinzione che anche attraverso un microfono, una pagina stampata o uno schermo possa passare un pezzo della missione della Chiesa.
Per chi, come me, vive da anni un servizio nella comunicazione ecclesiale locale – prima attraverso l’impegno giornalistico e radiofonico e oggi anche nel coordinamento editoriale delle realtà comunicative della diocesi – è difficile non sentirsi parte di questa storia. Una storia fatta di intuizioni, passione pastorale e capacità di leggere i segni dei tempi.
Salutando don Paolino Fancello non si ricorda soltanto un sacerdote che ha fondato una radio. Si riconosce piuttosto un uomo che ha creduto nella forza della parola e nella responsabilità della comunicazione come servizio alla comunità ecclesiale e alla società.

