
Cagliari, 15 maggio 2026
Care amiche e cari amici,
c’è una parola che attraversa profondamente la vita della Chiesa e che dovrebbe illuminare anche il nostro modo di vivere l’esperienza associativa: comunione.
Non è semplicemente un sentimento di simpatia reciproca o una collaborazione occasionale. La comunione è uno stile. È il riconoscersi parte di un corpo più grande, nel quale ciascuno porta sensibilità, esperienze, competenze e visioni differenti che possono diventare una ricchezza condivisa.
San Giovanni Paolo II, nella Christifideles Laici, ricorda che «la dignità cristiana, fonte dell’eguaglianza di tutti i membri della Chiesa, garantisce e promuove lo spirito di comunione e di fraternità» e diventa «la forza del dinamismo apostolico e missionario dei fedeli laici» (CL 17). Per questo la vocazione del laico cristiano non può essere vissuta in forma isolata o autoreferenziale. La stessa comunione ecclesiale, infatti, trova la sua espressione più immediata e visibile nelle relazioni concrete e nella vita condivisa delle comunità. Anche il lavoro del giornalista e del comunicatore cristiano è chiamato a maturare dentro questa logica di corresponsabilità, confronto e partecipazione.
Viviamo infatti in un tempo nel quale è facile chiudersi nel proprio ambito professionale, lavorare isolati, consumare informazioni senza creare relazioni vere. Eppure proprio chi opera nella comunicazione avrebbe bisogno di luoghi nei quali coltivare confronto, ascolto reciproco, discernimento comune e crescita condivisa.
Per questo le occasioni di incontro promosse dall’UCSI Sardegna non dovrebbero essere percepite semplicemente come appuntamenti organizzativi o formativi. Sono momenti di comunione. Occasioni per conoscerci meglio, per condividere esperienze, per ascoltare sensibilità differenti e anche per creare legami umani ed ecclesiali più profondi.
Partecipare agli incontri, ai momenti di approfondimento, alle iniziative territoriali o regionali significa contribuire concretamente alla costruzione di questa rete di relazioni. Nessuna associazione cresce soltanto attraverso documenti o comunicazioni online. Cresce soprattutto attraverso volti, dialoghi, ascolto reciproco e presenza.
Papa Francesco, incontrando i membri dell’UCSI nel 2019, ricordava che le associazioni ecclesiali devono custodire le radici senza avere paura di riformarsi, imparando anche a riconoscere ciò che nel tempo rischia di perdere vitalità. È un invito che interpella anche noi: rinnovare l’associazione non significa soltanto pensare nuove attività, ma costruire relazioni più vive, più partecipate e più capaci di generare corresponsabilità.
In questo senso, è molto positivo che l’attuale direttivo regionale intenda investire con decisione proprio nella dimensione della comunione ecclesiale e territoriale. L’obiettivo è promuovere occasioni di incontro con le diverse realtà della Sardegna, favorendo una presenza più vicina ai territori, alle diocesi e alle comunità ecclesiali locali.
Particolare importanza avrà il dialogo con i vescovi delle Chiese locali della Sardegna. Non tanto per costruire relazioni formali o istituzionali, ma per favorire un confronto più intenso sul mondo della comunicazione, sulle sfide culturali del nostro tempo e sul contributo che i professionisti dell’informazione possono offrire alla vita ecclesiale e sociale.
Dalla comunione, infatti, nasce il servizio.
Ed è proprio questo uno degli orizzonti più importanti che l’UCSI Sardegna desidera custodire: mettere a disposizione delle comunità ecclesiali le competenze professionali, le sensibilità culturali e l’esperienza umana dei propri soci, affinché la comunicazione diventi sempre più uno strumento di incontro, di verità e di crescita comunitaria.
In un tempo spesso segnato da polarizzazioni, aggressività verbale e frammentazioni, imparare a costruire relazioni autentiche è già una testimonianza. E forse è anche uno dei modi più concreti attraverso cui il Vangelo continua a prendere forma nel mondo della comunicazione.
Don Giulio Madeddu
Consulente ecclesiastico Ucsi Sardegna

