1. Per comunicare il Vangelo si riparte dalla parrocchia
La parrocchia: un tema pastorale sempre attuale
A distanza di ventidue anni dalla pubblicazione della Nota pastorale della CEI Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, vale la pena riprendere in mano questo documento, che conserva una sorprendente attualità pastorale ed ecclesiale.
Sarà perché la parrocchia esiste da tanti secoli, sarà perché è uno spazio vitale al quale un po’ tutti si è affezionati, sarà perché è necessario verificarne periodicamente l’effettivo valore e l’efficacia ecclesiale e sociale… qualunque sia il motivo ultimo, non si può fare a meno, ogni tanto, di rilanciare il tema e la funzione della parrocchia. È quanto vollero fare anche i Vescovi italiani attraverso la Nota Pastorale pubblicata nel 2004. È quanto la Chiesa deve impegnarsi a fare ancora oggi, nella riflessione e nelle scelte pastorali.
La Nota pastorale nacque da un confronto che impegnò i vescovi italiani per più di due anni, in diverse sessioni del Consiglio Episcopale Permanente e, soprattutto, in tre Assemblee Generali della Cei: quella dedicata all’Iniziazione cristiana; quella su La parrocchia: Chiesa che vive tra le case degli uomini; infine quella la cui riflessione confluì in questo documento, che intendeva delineare il volto missionario che devono assumere le nostre parrocchie.
La struttura della Nota pastorale
La Nota si divide in due parti. La prima parte, che costituisce una vera e propria introduzione all’intero documento, definisce la scelta pastorale della Chiesa italiana secondo una connotazione missionaria per la comunicazione del Vangelo, in coerenza con il cambiamento culturale in atto, di cui sono evidenziati alcuni fenomeni specificamente legati alla parrocchia (n. 2). Questa viene presentata come forma storica privilegiata che dà concretezza alla dimensione territoriale della Chiesa particolare (n. 3). Anche le parrocchie sono quindi coinvolte nel rinnovamento missionario chiesto oggi alle comunità diocesane (n. 4). È un impegno che esige discernimento, nella valorizzazione dell’esistente e nella coraggiosa promozione di alcune scelte innovative (n. 5).
La seconda parte della Nota è dedicata a illustrare le scelte di campo da compiere nella prassi pastorale, a partire da alcuni ambiti specifici. I singoli paragrafi si aprono con alcune considerazioni di fondo di carattere pastorale, per poi passare a esporre indicazioni particolarmente significative per la missionarietà delle parrocchie.
Comunicare il Vangelo in una parrocchia capace di conversione
Il documento – lo rivela lo stesso titolo – fu contestualizzato nel piano pastorale “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. Questa scelta di rinnovata valorizzazione della parrocchia indica, in qualche modo, che questa è una via privilegiata che la Chiesa italiana volle percorrere con entusiasmo. Via principale, certamente, ma non esclusiva, la parrocchia costituisce una peculiarità importante dell’edificazione della Chiesa secondo la tradizione cattolica. La Nota su questo punto è chiarissima, e ne argomenta bene le ragioni. La parrocchia è via principale, perché radica la Chiesa in un territorio e perché le permette di avere un volto popolare. Dunque, facendo la scelta della parrocchia, i vescovi intendevano continuare a conservare e coltivare queste caratteristiche (n. 2).
Non raramente si è parlato di una certa “crisi della parrocchia”. In effetti le attuali “cifre” dell’esperienza parrocchiale (percentuale di partecipazione alla messa domenicale, frequenza agli oratori o ad altre strutture pastorali, disponibilità effettiva alla collaborazione…) sono piuttosto povere se raffrontate con quelle di qualche decennio fa. La concezione territoriale della comunità parrocchiale, soprattutto nei centri urbani, è sempre più debole. Il territorio urbano genera un debole senso di appartenenza, e di questo soffre anche la parrocchia. Talora la dimensione “amministrativa” della parrocchia prevale su quella spirituale e comunionale. Essa inoltre non è più l’unica e indiscussa agenzia aggregativa ed educativa, dovendo confrontarsi con le innumerevoli opportunità che oggi costituiscono un’alternativa a quel ruolo svolto per secoli dalla parrocchia.
Per evitare un progressivo impoverimento del ruolo della parrocchia la Nota propone un’importante idea: la necessità di una conversione missionaria delle comunità (n. 1). È urgente trovare il modo di portare l’annuncio della salvezza a persone che hanno smarrito la loro memoria cristiana o il contatto con la comunità ecclesiale. Perciò nel documento si parla anche di “conversione pastorale” e “conversione culturale”. La Chiesa italiana, quindi, prende coscienza che proprio oggi le si offrono vie nuove per l’annuncio del Vangelo e vuole esplorarle con fiducia, cercando, ad esempio, di immettere il fermento del Vangelo nella cultura diffusa del nostro tempo.
La liturgia: culmine e fonte della vita parrocchiale
Un’attenzione speciale è riservata alla vita liturgico-sacramentaria con particolare riferimento all’iniziazione cristiana, quale luogo privilegiato per la scoperta o la ripresa della vita cristiana, non solo per i fanciulli, ma per i cristiani di ogni età: fanciulli, giovani e adulti; all’Eucaristia, in quanto centro del processo di crescita della Chiesa; alla valorizzazione della domenica, quale giorno privilegiato in cui le parrocchie potranno curare anche la proposta di momenti aggregativi, che diano concretezza alla comunione e rafforzino il collegamento tra celebrazione ed espressione della fede nella carità (n. 7).
«C’è bisogno – affermano i vescovi italiani – di una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini. In ogni parrocchia ci sia una preparazione accurata, che coinvolga varie ministerialità, nel rispetto di ciascuna, a cominciare da quella del sacerdote presidente, senza mortificare quelle dei laici» (n. 8).
La parrocchia: una “Chiesa aperta” e luogo di formazione
I vescovi sottolineano con frequenza nella loro Nota che la parrocchia, oggi più che mai, necessita di determinarsi come “chiesa aperta”, come casa accogliente capace di sintesi e di comunione presbiterale e laicale. Qui si colloca il concetto di “pastorale di insieme” che deve condurre ad evitare di “miniaturizzare” le attività parrocchiali, attività perfette in sé ma “piccole”, non relazionate ad una realtà interparrocchiale (n. 13).
Le nuove esigenze nelle quali la parrocchia è chiamata a cimentarsi sono l’indizio chiarissimo di una precisa urgenza ben espressa nel documento CEI: rinnovare la formazione pastorale di tutti gli operatori. Oggi si impone la necessità di una “formazione diffusa” capace di privilegiare gli itinerari interparrocchiali, elevando, in modo particolare, la qualità dell’evangelizzazione degli adulti. Tale formazione oggi richiede d’essere anche duttile e differenziata, nel rispetto della ricchezza ministeriale con cui la Chiesa può esprimere i suoi servizi, ma anche della concreta configurazione delle stesse comunità (n. 12).
È inoltre necessario individuare e comprendere le domande della gente, attivando figure ministeriali capaci di andare verso coloro ai quali l’impegno di evangelizzazione non tende ad avvicinarsi, superando l’idea che la parrocchia sia caratterizzata dalla presenza dei “lontani”, quanto prendendo coscienza che è la stessa pastorale parrocchiale a manifestare talvolta un’endemica incapacità di farsi prossima verso ogni membro della comunità (n. 10).
Le prossime tappe di questo percorso di rilettura
A partire da queste premesse, la rilettura della Nota pastorale, che si avvia con questo articolo, non vuole essere un esercizio puramente archivistico o commemorativo. Al contrario, intende porsi come un itinerario di discernimento pastorale capace di intercettare le domande del presente, lasciandosi provocare dalle trasformazioni culturali ed ecclesiali in atto.
In questa prospettiva, il percorso procederà affiancando alla Nota della CEI alcune delle prospettive più feconde maturate nel magistero successivo, in particolare nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco. Non si tratta di sovrapporre testi diversi, ma di coglierne la profonda consonanza ecclesiologica e missionaria.
Le intuizioni contenute nel documento dei vescovi italiani — la conversione missionaria della pastorale, il primato dell’evangelizzazione, la parrocchia come “Chiesa che vive tra le case degli uomini”, la necessità di una rinnovata prossimità verso i lontani — trovano infatti nell’Evangelii Gaudium non solo una conferma autorevole, ma anche un ulteriore sviluppo e una più esplicita urgenza operativa.
Rileggere oggi Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia alla luce dell’Evangelii Gaudium significherà, dunque, lasciarsi guidare da un duplice movimento: da una parte riconoscere la lungimiranza pastorale della Nota CEI; dall’altra verificarne l’attuazione possibile nel contesto attuale, assumendo con decisione l’appello di Papa Francesco a una Chiesa “in uscita”, capace di riformare strutture, linguaggi e prassi perché siano sempre più trasparenti al Vangelo.
Sarà questo l’orizzonte che accompagnerà le prossime tappe della nostra rilettura.
🔗 Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia. Nota Pastorale

