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Gli avvisi non allungano la messa, allungano la comunità
Simone BellisaiGli avvisi al termine della Messa sono un momento prezioso di comunicazione comunitaria: informano, collegano gruppi e persone, raggiungono anche chi è meno inserito nei circuiti digitali. Per essere efficaci devono essere brevi, chiari, ben letti e capaci di raccontare la vita concreta della parrocchia.
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Catechesi oltre le ricette pronte: prima del metodo viene il contesto
Giulio MadedduLa catechesi non può partire da ricette pronte. Prima di scegliere metodi e strumenti occorre conoscere i contesti reali: famiglia, territorio, comunità parrocchiale, storia e cultura. Solo dall’ascolto della vita concreta nasce un discernimento capace di individuare forme di accompagnamento realmente adatte ai ragazzi di oggi.
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«Sei invidioso perché io sono buono?». La grazia oltre il merito
Giulio MadedduLa parabola dei lavoratori della vigna ci conduce oltre la logica del calcolo. Dio continua a chiamare tutti e dona con generosità. Prima del merito c’è sempre la grazia. La vera conversione è imparare a gioire della sua bontà, anche quando raggiunge chi è arrivato per ultimo.
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«Quante volte dovrò perdonargli?». La misericordia senza calcoli
Giulio MadedduGesù invita Pietro a superare il criterio del calcolo: il perdono non si misura né si contabilizza. Possiamo perdonare perché siamo stati perdonati per primi. La memoria della misericordia ricevuta ci libera dal rancore e impedisce al male subito di avere l’ultima parola sulla nostra vita.
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Lettera ai giornalisti e comunicatori dell’Ucsi Sardegna. Settembre 2026
Giulio MadedduCare amiche e cari amici, settembre è per molti il mese della ripresa. Riprendono con maggiore intensità il lavoro, gli impegni, le attività associative e, quasi naturalmente, anche i percorsi di formazione. Proprio questa parola vorrei mettere al centro della nostra riflessione mensile: formazione.
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Quando è ferito non solo il presbitero, ma il presbiterio
Giulio MadedduNon solo i sacerdoti portano ferite. Anche il presbiterio, come corpo ecclesiale, conserva una memoria ferita fatta di traumi, conflitti, ferite istituzionali e narrazioni. Riconoscerle, raccontarle, elaborarle e riconciliarle permette di non restare prigionieri del passato e di trasformare le ferite in feritoie di fraternità e speranza.
