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Lettera ai giornalisti e comunicatori dell’Ucsi Sardegna. Aprile 2026

Giulio Madeddu

Cagliari, 15 aprile 2026

Care amiche e cari amici,

abbiamo da pochi giorni celebrato la Pasqua, cuore della fede cristiana, mistero nel quale la Chiesa contempla la morte e la risurrezione del Signore. È una luce ancora viva, che non riguarda soltanto la vita spirituale in senso stretto, ma continua a illuminare anche il nostro modo concreto di vivere la professione e la nostra presenza nel mondo.

Nel cammino che stiamo compiendo insieme, questa tappa ci porta a riflettere su un tema decisivo: l’unità di vita tra fede, coscienza e professione. È una prospettiva che interpella profondamente anche il tema del coraggio: la capacità di custodire una libertà interiore che non si lascia omologare al pensiero dominante e alle logiche più diffuse.

San Giovanni Paolo II, nella Christifideles laici, richiama con forza questa esigenza, indicando come una delle grandi sfide per i fedeli laici quella di superare la frattura tra Vangelo e vita quotidiana. Non si tratta di aggiungere qualche riferimento religioso alla propria attività, ma di lasciarsi plasmare interiormente dal Vangelo, perché esso diventi criterio vivo nelle scelte, negli orientamenti, nello stile con cui si esercita la propria responsabilità nel mondo.

Per chi opera nel campo della comunicazione e del giornalismo questo passaggio è particolarmente delicato. La professione espone continuamente a decisioni, valutazioni, scelte che incidono sulla vita delle persone e sulla qualità del tessuto sociale. Non esiste una neutralità assoluta: ogni parola, ogni notizia, ogni scelta editoriale contribuisce a costruire una visione della realtà. In questo senso, l’unità di vita non è un ideale astratto, ma una necessità concreta: è la capacità di non separare ciò che si crede da ciò che si vive, ciò che si annuncia da ciò che si sceglie.

La stessa Christifideles laici, nel numero 44, indica gli strumenti della comunicazione sociale come una vera e propria “nuova frontiera della missione della Chiesa”, affidata in modo particolare alla responsabilità dei fedeli laici. In questo ambito, essa richiama con forza la necessità di una formazione al senso critico e alla passione per la verità, insieme a un impegno deciso nella difesa della libertà e della dignità della persona.

Non solo: il testo parla esplicitamente di un “rifiuto fermo e coraggioso” di ogni forma di manipolazione e di dominio culturale, indicando nel coraggio una dimensione costitutiva della presenza cristiana nel mondo della comunicazione.

Questo richiamo trova una risonanza particolarmente forte nella luce della Pasqua. I discepoli, chiusi nel cenacolo per paura, diventano — dopo il dono dello Spirito — uomini capaci di uscire, di esporsi, di parlare pubblicamente. Pietro, che aveva conosciuto la fragilità del rinnegamento, si ritrova ad annunciare con franchezza la risurrezione, senza più lasciarsi bloccare dal timore delle conseguenze.

Questa trasformazione ha un nome: parresia. È il coraggio della parola, la franchezza che nasce dallo Spirito. Non è aggressività, né desiderio di imporsi, ma libertà interiore che permette di dire la verità senza piegarla alle convenienze.

Papa Francesco, nel discorso rivolto ai membri dell’Ucsi in occasione del sessantesimo anniversario dell’associazione (23 settembre 2019), ha richiamato con chiarezza questa dimensione, ricordando che il giornalista è chiamato a vivere una vera parresia, un coraggio della verità «sempre rispettoso, mai arrogante». È una parola che nasce dalla coscienza e dalla responsabilità, non dalla ricerca dello scontro o del consenso.

Anche nel nostro lavoro esistono forme sottili di chiusura: l’adattamento al pensiero corrente, la ricerca dell’audience a ogni costo, la tentazione dell’omologazione, la rinuncia a porre domande scomode, fino alla compiacenza — talvolta silenziosa ma reale — verso chi detiene ruoli di potere o verso l’editore, soprattutto quando essa si manifesta in forma acritica. La Pasqua ci ricorda che la verità non si custodisce chiudendosi, ma annunciandola, con libertà e responsabilità.

È qui che fede, coscienza e professione si incontrano davvero. Voglio ricordare, ancora una volta, che ogni scelta editoriale non è mai soltanto tecnica o neutra. È sempre, in qualche modo, una scelta che riguarda la persona, il suo modo di stare davanti alla realtà, il suo rapporto con la verità e con gli altri. Per questo possiamo dire che ogni scelta editoriale è una scelta umana, e quindi anche spirituale.

Anche lo Statuto dell’Ucsi, all’articolo 2.1, richiama con chiarezza questa prospettiva quando indica tra gli scopi dell’Unione quello di elevare il livello spirituale, morale, culturale e professionale dei soci, e di promuovere la loro attiva testimonianza cristiana tra gli operatori della comunicazione, favorendo una deontologia professionale attenta alla salvaguardia della persona umana.

Non si tratta di ambiti separati, ma di dimensioni profondamente intrecciate: la qualità professionale non può essere disgiunta da quella umana e spirituale, e la testimonianza cristiana non si aggiunge dall’esterno, ma attraversa dall’interno il nostro modo di vivere la professione. Vivere l’unità di vita significa allora lasciarsi interrogare dal Vangelo nel quotidiano, riconoscendo che anche il lavoro è parte della nostra vocazione, nella logica pasquale del passaggio dalla paura alla libertà, dalla chiusura alla testimonianza.

Il cuore della riflessione di questo mese può essere allora sintetizzato così: l’unità di vita tra fede, coscienza e professione è la condizione perché anche il nostro lavoro diventi luogo di testimonianza. Ogni scelta editoriale è una scelta umana, e quindi anche spirituale. Vivere il giornalismo con parresia significa lasciarsi guidare dallo Spirito: con coraggio, ma senza arroganza, memori sempre della nostra dignità di battezzati.

È dentro questa fedeltà quotidiana — spesso silenziosa, ma decisiva — che anche il nostro modo di comunicare può diventare annuncio, eco della Pasqua, parola che genera libertà.

Don Giulio Madeddu
Consulente ecclesiastico Ucsi Sardegna