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Gli avvisi non allungano la messa, allungano la comunità

Simone Bellisai

La celebrazione domenicale si avvia alla conclusione. Il sacerdote ha appena pronunciato l’orazione dopo la Comunione e nell’assemblea qualcuno comincia già a lasciare il proprio posto, per guadagnare l’uscita non appena impartita la benedizione e perdendo, come ogni settimana, il canto di congedo. Ma prima che tutto finisca c’è ancora qualcosa: gli avvisi sulle attività della comunità per la settimana.

Se ci pensiamo bene, è uno dei rari momenti in cui una larga parte della comunità ascolta la stessa informazione nello stesso istante. Nessun gruppo WhatsApp e nessun post riesce a fare altrettanto.

Il Messale non li considera un’appendice. L’Ordinamento generale del Messale Romano, il documento che apre il messale e stabilisce le norme per la celebrazione della messa, li inserisce esplicitamente nei riti di conclusione e al n. 90 parla di «brevi avvisi, se necessari». Torna poi sul tema al n. 166 e al n. 184, dove precisa che è il diacono a dare brevi comunicazioni al popolo, a meno che il sacerdote preferisca darle personalmente. Gli avvisi stanno tra la Comunione e l’”andate in pace”, e non per caso. Quel congedo è un invio, e gli avvisi indicano dove quell’invio può prendere forma nella settimana che si apre, negli incontri, nei servizi e nelle attività della comunità. La brevità richiesta è un criterio di qualità, non un segno di scarsa importanza.

Lo scopo fondamentale degli avvisi è informativo, ma il loro valore comunicativo va oltre. Aprono una finestra sulla vita parrocchiale a chi partecipa solo alla Messa e non è direttamente coinvolto, che spesso è la maggioranza dell’assemblea, e permettono ai diversi gruppi di sapere cosa fanno i propri compagni di strada. Non è raro che nelle comunità la difficoltà più evidente nasca proprio dalla comunicazione interna, con gruppi che lavorano bene ma ignorano quasi tutto degli altri. Al n. 68 il Direttorio CEI “Comunicazione e missione”, riprendendo Aetatis novae, ricorda il diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa. Informare la comunità è dunque un dovere, non una cortesia.

Questa forma di comunicazione analogica non è in concorrenza con gli strumenti digitali che ormai affollano i nostri dispositivi e che svolgono in modo comodo ed efficace il compito di tenere caldi i contatti tra i parrocchiani che appartengono ai gruppi, e spesso anche tra loro e i sacerdoti. Quei canali però raggiungono chi è già dentro. Gli avvisi e la bacheca parrocchiale svolgono invece un servizio prezioso per chi è fuori dal giro o ha poca dimestichezza con il digitale, in particolare gli anziani. Gli avvisi letti al termine della messa hanno poi qualcosa in più, perché restituiscono alla comunicazione una voce e un volto. Già più di vent’anni fa lo stesso Direttorio descriveva una parrocchia che resta comunità di rapporti personali e di incontri diretti, pur cominciando a comunicare anche con internet e il notiziario. Non si tratta di scegliere, ma di tenere insieme.

Perché questa forza comunicativa non risulti depotenziata servono però alcune attenzioni, e chi si lamenta che gli avvisi allungano la messa a volte non ha tutti i torti. Gli avvisi dovrebbero essere brevi, e quando per ragioni valide non possono esserlo andrebbe favorito il loro ascolto, ad esempio invitando l’assemblea a sedersi, anche per placare fretta e impazienza. In un’epoca in cui la soglia di attenzione si è abbassata, e non solo tra i ragazzi, è fondamentale saper sintetizzare e rimandare i dettagli alla bacheca o al sito della parrocchia, se esiste. Gli avvisi andrebbero poi scritti per essere ascoltati e non solo letti, evitando elenchi di date ed eventi snocciolati in un flusso che finisce per scivolare addosso. Meglio pochi appuntamenti raccontati bene, magari accompagnati ogni settimana da una breve restituzione di ciò che un gruppo ha vissuto, che una lista completa che nessuno ricorderà. Resta infine un aspetto tanto banale quanto trascurato. In questo momento, come in tutto l’arco della celebrazione, l’impianto di amplificazione deve permettere a tutti di udire bene.

Essere informati sulle attività della comunità è un tassello importante per sentirsi un solo corpo, un piccolo esercizio settimanale per camminare insieme e vincere l’indifferenza. Per questo vale la pena fermarsi e chiedersi, con onestà, se il modo in cui scriviamo e leggiamo gli avvisi non abbia bisogno di una svecchiata. Spesso si ripetono per abitudine formule e schemi che nessuno ha più messo in discussione da anni. E chissà che, a forza di sentir raccontare cosa fanno gli altri, qualcuno tra quelli che oggi si alzano prima della benedizione non decida un giorno di fermarsi, e di mettersi a disposizione di un progetto o di un’attività.