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Musica e canto nelle celebrazioni: non è solo questione di gusti

Giulio Madeddu

Gli oltre sessant’anni di riforma liturgica non sono solo un traguardo cronologico, ma il bilancio di un cantiere sempre aperto. Dal Concilio Vaticano II a oggi, la musica nelle nostre chiese ha vissuto una vera e propria rivoluzione: il passaggio dal “cantare la Messa” al “cantare la liturgia”. Eppure, in questo lungo cammino tra fermento creativo e sperimentazione, la bussola del discernimento sembra talvolta aver perso l’orientamento.

Già nel 1983, a vent’anni dalla Sacrosanctum Concilium, l’Episcopato italiano scattava una fotografia della realtà musicale nelle liturgie che appare, ancora oggi, di una modernità profetica: «Si è assistito a uno straordinario fervore di produzione musicale per la liturgia: il repertorio dei canti ne è risultato notevolmente arricchito e migliorato […]. Inutile nascondersi che non tutto è all’altezza della dignità del culto, ma non giova neanche sottolinearlo troppo: nessuna nuova espressione artistica nasce mai adulta» (Commissione Episcopale per la Liturgia, Nota pastorale Il rinnovamento liturgico in Italia a vent’anni dalla Costituzione Conciliare “Sacrosanctum Concilium”, 14).

Oggi, con più di quarant’anni di ulteriore esperienza alle spalle, quel “non essere ancora adulti” ci interroga con forza. La questione dei repertori non è un dettaglio per specialisti, ma il cuore della prassi pastorale: la musica non è un ornamento estetico, ma un elemento che incide direttamente sulla verità della celebrazione.

Perché la liturgia diventi davvero “fede cantata”, dobbiamo superare l’improvvisazione e il gusto soggettivo, riscoprendo i tre pilastri su cui poggia ogni scelta musicale autenticamente cristiana.

Conoscere il rito: la musica non è un ospite esterno

Il primo errore da evitare è pensare che la musica sia qualcosa che si “aggiunge” alla messa dall’esterno. Al contrario, la musica è rito. Ogni momento della celebrazione ha una sua precisa “grammatica”: l’ingresso non è la comunione, un’acclamazione non è un inno di lode.

Senza uno studio serio della liturgia, anche il musicista più talentuoso e l’animatore liturgico più navigato rischiano di muoversi al buio. Se non si comprende il senso profondo di ciò che accade sull’altare, la musica finirà per sovrapporsi all’azione sacra o, peggio, per disturbarla. La competenza tecnica è fondamentale, ma deve essere guidata da una reale “intelligenza liturgica”.

La forma è sostanza: la musica non è neutra

In ambito rituale, la “forma” musicale esprime un atteggiamento spirituale. Una litania, un salmo responsoriale o un recitativo non sono interscambiabili: ognuno richiede una struttura specifica per servire il testo e l’azione.

Il rischio attuale è quello di utilizzare generi musicali che, pur essendo piacevoli, risultano “estranei” al rito, creando una frattura tra ciò che si celebra e ciò che si ascolta. Studiare le forme musicali significa valutare la reale “celebrabilità” di un brano: un canto può essere bellissimo in un concerto, ma del tutto inadeguato se inserito in una sequenza celebrativa di cui spezza il ritmo o snatura il senso.

Guardare in faccia l’assemblea (quella vera)

Infine, la musica liturgica deve fare i conti con la realtà. Un repertorio può essere perfetto sulla carta, ma se risulta impossibile da cantare per la comunità concreta che si ha davanti, fallisce il suo obiettivo primario.

La “celebrabilità” si misura in relazione all’assemblea reale: chi sono i fedeli? (Età, cultura, cammino di fede); qual è il contesto? (Le dimensioni del luogo, il tipo di celebrazione); quali sono i ruoli? (presidente, assemblea, coro, strumentisti…).

L’assemblea non è uno spettatore passivo. Il repertorio deve permettere a tutti — dal coro al solista, dal celebrante al fedele tra i banchi — di partecipare attivamente secondo il proprio ruolo.

Accettiamo la sfida del 1983: la nostra musica liturgica è ancora in cammino verso l’età “adulta”. Solo intrecciando la conoscenza del rito, la qualità tecnica e l’ascolto dell’assemblea potremo trasformare le nostre celebrazioni in una vera esperienza di fede cantata.


🔗 Il rinnovamento liturgico in Italia a vent’anni dalla Costituzione Conciliare “Sacrosanctum Conciliurn”